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Modena - opera d'arte
10/06/2013
Il busto del Bernini
E’ custodito in una grande scatola di legno dove nessuno lo può vedere né tantomeno toccare. Nemmeno se la Galleria Estense riaprisse domani. Così, per poterlo esporre di nuovo, è partita un’autentica petizione mondiale; una mobilitazione che unisce Modena e gli Stati Uniti. E’ questo l’obiettivo dell’iniziativa di raccolta fondi online (e non solo) a favore del «busto del Bernini». Ovvero il busto di Francesco I d’Este, opera di Gian Lorenzo Bernini, massimo capolavoro della scultura barocca e tra i più celebri ritratti di ogni tempo. Che da tre secoli e mezzo è orgoglio e simbolo dell’allestimento estense a Palazzo dei musei.
L’iniziativa è stata promossa dalla Soprintendenza per i Beni storici, artistici ed etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia - guidata da Stefano Casciu - in accordo con il Fondo ambiente italiano e, negli Stati Uniti, con i newyorchesi Friends of Fai. L’operazione si inserisce nell’ambito dell’Anno della cultura italiana negli Usa e si collega al fatto che da aprile a luglio è prestato al Metropolitan museum di New York l’altro tesoro dell’arte modenese, la tela Francesco I di Diego Velazquez. Fermo restando l’approdo online, due sono i canali sui quali si sviluppa. Il primo è americano: oltreoceano la petizione è attiva su Indiegogo.com (dal 16 maggio al 30 giugno), mentre nel nostro Paese è rappresentata dal portale Foritaly.org, appositamente creato. Qui la campagna, aperta il 18 maggio, chiude il 2 luglio.
Su questi siti, appunto, sarà possibile effettuare donazioni (anche minime) che consentiranno di esporre nuovamente al pubblico il busto del Bernini; il denaro servirà per finanziare uno speciale e innovativo basamento anti-sismico in fase di studio all’Università Iuav di Venezia. Già, perché dai giorni del terremoto dell’anno scorso la Galleria Estense è chiusa e, in vista della riapertura tra un anno (primavera 2014), sarà necessario proteggere le opere affinché possano essere salvaguardate nel caso di scosse. Il sistema per il busto del Bernini, che come detto al si trova da mesi racchiuso all’interno di una gabbia di legno, consiste in una struttura ideata partendo dal progetto di quelle create per edifici di grandi dimensioni.
Sarà un impianto, sul quale sono adesso in corso test all’Università americana di San Diego, che in caso di sisma «taglierà» la spinta tellurica. Ora, tutto ciò ha naturalmente un costo. Per il progetto complessivo occorrono infatti 60mila euro: sembrano pochi ma, in tempi di tagli pubblici, evidentemente non lo sono. E così la Soprintendenza, di concerto con le altre forze culturali, s’è mossa da sé.
Foritaly.org racconta che, a 22 giorni dalla scadenza del crowdfunding, sono stati raccolti quasi 35mila richiesti. Ma non solo. Il sito è arricchito da un video (trasmesso sull’emittente Cbs) nel quale diverse personalità locali invitano a effettuare stanziamenti e a visitare Modena, annunciandone le bellezze: compaiono le cantanti liriche Mirella Freni e Raina Kabaivanska, lo chef Massimo Bottura e ovviamente Casciu. Sostegno concreto, sebbene non immortalato dalla telecamere, è giunto poi da Piero Ferrari, dal Museo casa Enzo Ferrari, da Alcantara, da Berlucchi e dal Modena calcio. Tutti possono contribuire nei limiti delle loro possibilità e verranno ricompensati con la menzione del nome sul basamento e con doni progressivamente più ricchi, da uno screensaver per il pc (2 euro) a un week end esclusivo sotto la Ghirlandina (4mila).
E mentre l’iniziativa si sviluppa pure sui social network (su Twitter, per esempio, esiste l’hashtag #savebernini), in città si discute della vicenda. I commenti sono ovviamente positivi, tanto che Confcommercio appoggia l’iniziativa così come l’associazione Antiquari modenesi. Al proposito Pietro Cantore, presidente dell’associazione nonché titolare dell’omonima galleria in via Farini, dice che «è un dovere morale, da parte di ogni modenese, intervenire con un contributo. Siamo chiamati a correre in soccorso del busto del Bernini, dal momento che si tratta di una delle opere principali dell’arte modenese. Noi antiquari non intendiamo sottrarci».
La storia dell’opera d’arte
Il busto è stato realizzato a metà del 17esimo secolo. Infatti nel 1650 il duca di Modena si rivolse al fratello, cardinale Rinaldo d’Este, affinché ottenesse dal più grande artista di quei tempi, Gian Lorenzo Bernini, un suo ritratto in marmo. Il cardinale tentò di dissuadere il fratello, suggerendogli di rivolgersi al rivale di Bernini, Alessandro Algardi, in quanto «al cavalier Bernino, il quale non opera che a favore di amici o istanza di gran personaggio, non si può prescrivere né tempo né prezzo». Ma il duca era cocciuto e alla fine lo scultore accettò la commissione. L’1 novembre 1651, trainato dai buoi, il busto giunse a Modena.
L’opera rappresenta un punto di arrivo del percorso artistico di Bernini nell’elaborazione del ritratto scolpito a mezzo busto, ma anche «un’impresa quasi impossibile», come scrisse Bernini, che eseguì l’opera senza aver mai veduto il duca: Francesco I inviò a Roma allo scultore i ritratti eseguiti dal pittore fiammingo Justus Sustermans da usare come modello. Ma Bernini teneva a sottolineare come «creder poi di poter farlo somigliare con haver davanti agli occhi una pittura, senza vedere né haver mai visto il naturale, è impresa quasi impossibile». Riuscì comunque nell’impresa (che divenne il modello per il successivo busto del Re Sole) e Francesco I fu talmente entusiasta da ricompensare l’artista con l’astronomica cifra di 3mila scudi, quanto papa Innocenzo X aveva pagato per l’intera Fontana dei Fiumi in piazza Navona a Roma.
Giancarlo Scarpa
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